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1973: le richieste di Chiappella a Riva, la “fuga” di Dessì

Scorrendo le pagine della storia rossoblù, recuperiamo alcuni frammenti della preparazione estiva per la stagione 1973-74. Chiappella nuovo Mister: le richieste a Riva, la “fuga” di Dessì

NUOVO CORSO. Il Cagliari si prepara al campionato di Serie A 1973-74. Sulla panchina degli isolani, laureatisi campioni d’Italia tre anni prima, si siede Giuseppe Chiappella. “Beppone” è stato un campione in gioventù, tricolore con la Fiorentina ’56 e nazionale. Tocca a lui il compito di sostituire Edmondo Fabbri, giunto ottavo in campionato. Dal ritiro toscano di Barga (Lucca), Chiappella parla a L’Unità (6 agosto 1973) dell’avventura appena cominciata, delle richieste che ha già fatto al superbomber Gigi Riva e della costruzione della squadra.

RICHIESTE AL BOMBER. A molti sarà sembrato quasi un sacrilegio, ma nel fermento di un calcio che sta cambiando a ritmi vertiginosi, qualche sacrificio deve essere richiesto pure a Rombo di Tuono. Un lungo colloquio tra il tecnico e il giocatore, per stabilire alcune novità: “Riva non può più starsene relegato all’ala sinistra o a fare il centravanti statico. Deve cambiare un po’ mentalità, deve tornare indietro all’altezza del centrocampo a dar mano a tutti gli altri. In questo modo avrà più possibilità di portarsi in posizione di tiro e, a differenza degli anni scorsi, arriverà in area con un solo avversario e non con due o tre uomini addosso […] Dovrà anche dare una mano ai nuovi, a Butti e Nobili, che in partenza dovrebbero essere le nuove mezze ali“.

LA REAZIONE. E Riva come ha reagito a tale discorso? Lo spiega ancora Chiappella: “Non solo non ha rifiutato, ma sembra che sia stato entusiasta di questa prospettiva: Riva intende andare a Monaco (per i Mondiali ’74 con la Nazionale, ndr) e ci vuole arrivare con un bagaglio tecnico più arricchito. […] Oltre a possedere fisico e tiro, è anche veloce e intelligente. Non vedo perché se ne debba stare lì impalato a prendere solo dei calci“.

FUGA PER STUDIO. L’allenatore del Cagliari poi tesse le lodi dei giovani innesti appena arrivati: Butti, Nobili, Marchesi e Valeri. Deve rinunciare però al difensore Riccardo Dessì, che ha fatto una scelta al tempo stesso inusuale e importante: “Mi è dispiaciuto per la sua partenza. Ha lasciato il ritiro per tornare a Cagliari, dicendomi ‘Mister, mi devo laureare in medicina e se non trascorro sei mesi in ospedale, non so più quando potrò laurearmi‘. Gli ho detto di continuare ad allenarsi da solo, di laurearsi alla svelta per poi ritornare a giocare, perché al Cagliari farà comodo“. Quella squadra inizierà maluccio, centrando la prima vittoria solo alla nona giornata. I 15 gol di Riva saranno determinanti ancora una volta e i sardi chiuderanno decimi, in un’annata che avrebbe visto pure il debutto (con gol) del giovane di Selargius Gigi Piras. Dessì avrebbe completato il percorso di studi, diventando un apprezzato medico di base nei decenni seguenti, dopo essersi ritirato dal calcio a 28 anni.

LA TESTIMONIANZA. L’autore di questo articolo, nelle ore successive alla pubblicazione, è stato contattato nientemeno che da… Riccardo Dessì! Dopo aver letto il pezzo che si basa su un’intervista di quasi mezzo secolo fa, ha desiderato fare alcune precisazioni:

Le cose non andarono esattamente in questo modo. Nell’estate ’73 non lasciai il ritiro perché decisi di laurearmi: quell’eventualità era già in programma, ma la vera ragione della mia partenza in quel momento fu perché il Cagliari non intendeva sottopormi alcun contratto. Andrea Arrica non mi vedeva di buon occhio, non ho mai capito il motivo. Quindi andai via per questa ragione… Poi, presso lo stesso Arrica, sostenne la mia ‘causa’ l’avvocato Ferrari, presidente del Credito Industriale Sardo e responsabile delle giovanili del Cagliari. Firmai il contratto, in bianco, e fui utilizzato per 17 volte in quella stagione. Nel ’74 però mi ritrovai nella medesima posizione, solita solfa, anche se Mister Radice mi voleva con sé. Nel frattempo mi avviai a concludere gli studi. Tanto che, date le circostanze e dopo la laurea conseguita nel marzo 1975, decisi di lasciare il calcio per dedicarmi alla professione medica“. Precisazione direi d’obbligo, per la quale ringrazio personalmente l’ex difensore rossoblù e per tanti anni stimato medico di famiglia.

 

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