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Cagliari, quel retrogusto amaro e le espressioni di Giulini sugli spalti

Una sensazione sgradevole, quella che a volte può riservare la conclusione di una stagione sportiva. Se non esistono obiettivi importanti a cui mirare, di squadra o singoli, si può rischiare di tirare i remi in barca e… vada come vada. Un po’ la fotografia del Cagliari in questo finale di campionato, da lasciare l’amaro in bocca ai suoi sostenitori

A FREDDO. Che la gara casalinga contro l’Udinese avrebbe riservato sofferenza, lo si era intuito immediatamente. Pronti, via. Palla in area rossoblù, Okaka si fa beffe di Ceppitelli e batte comodamente Cragno. Un ceffone che, nonostante un’intera gara da giocare, si sarebbe rivelato decisivo. La difesa. Il reparto arretrato del Cagliari ha mostrato, probabilmente, che per diversi interpreti il tempo stia scadendo. Non è infatti esagerato pensare che lo stesso capitano, Pisacane, Klavan e Lykogiannis abbiano esaurito il proprio ciclo in Sardegna: grazie di cuore per tutto ciò che è stato dato. Ora, è tempo di ricostruzione.

I SOLITI NOTI. Il club isolano potrà fortunatamente ripartire da alcuni punti fermi, i cosiddetti soliti noti, in grado di comporre una struttura affidabile su cui ricostruire il resto della squadra. Cragno, Mattiello, Nández, Rog, Simeone. Può sembrare esagerato, ma sfido a trovare altri interpreti a cui affidare la casacca rossoblù a occhi chiusi, per rendimento costante e positivo. Agganciandosi al discorso precedentemente fatto per i difensori, pure in mediana non ci si può foderare gli occhi. Interrogativo Nainggolan e giovani a parte, meritevoli di grande considerazione – vedi Ladinetti, a suo agio negli ultimi due incontri quasi come un veterano – salta all’occhio che diversi giocatori abbiano ormai dato tutto quello che potevano dare alla causa. Senza soffermarsi troppo su pregi e difetti, i vari Ionita, Faragò, Birsa hanno bisogno di nuove avventure. Dispiace soprattutto per la netta involuzione del moldavo, irriconoscibile. Anche se, per obiettività, non è stato certo valorizzato dai ruoli ricoperti.

ZENGA. Anche se nella videoconferenza della vigilia Zenga aveva ostentato ancora una volta un sano menefreghismo sull’argomento “futuro”, è sembrato ormai palese che il tecnico milanese abbia smarrito un pochino della sua proverbiale grinta. Le chiacchiere sul suo probabile sostituto non possono avergli fatto piacere, forse si sente accerchiato da un contesto ormai segnato? Pure per questo motivo, considerando lo score della sua gestione, la riconferma di Zenga sulla panchina del Cagliari sembra davvero difficile. Senza dimenticare certe espressioni eloquenti del presidente Giulini sugli spalti nelle ultime settimane: non sono sfuggite all’occhio delle telecamere. In cuor suo ha già deciso il futuro? Oppure attende l’esito delle ultime due gare di campionato per far luce su alcuni dettagli ancora da chiarire? Tommaso Giulini non ha dato l’impressione di essere soddisfatto e sereno, da questo punto di vista.

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