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Coronavirus. Sardegna, zero contagi ma una vittima. Allarme CTS sui guariti: “Il 30% avrà problemi respiratori”

In Italia nuovi pazienti positivi al minimo. 78 le vittime registrate nelle ultime 24 ore. In totale, da inizio pandemia, che sono a stasera 32.955

Sfiorato il doppio zero, che in realtà c’è tra nuovi contagi e vittime. Ci spieghiamo subito. 130 i decessi, con una persona inserita oggi, ma che ha perso la vita ad aprile, dopo accurate verifiche. Secondo quanto diramato dall’Unità di Crisi, in Sardegna non ci sono notizie di nuovi malati al Coronavirus e numero totale che resta quello di ieri, ovvero   1.354, come evidenzia il grafico qui sotto, che riferisce di 249 ancora malati nella Città Metropolitana di Cagliari, 97 nel Sud Sardegna, 59 a Oristano, 79 a Nuoro, 870 a Sassari. Effettuati nelle ultime 24 ore 895 tamponi (complessivamente sono 51.968). I pazienti ricoverati in ospedale sono in tutto 43, di cui 2 in terapia intensiva, mentre 181 sono le persone in isolamento domiciliare935 pazienti guariti a stasera (+5 rispetto a ieri) ai quali vanno sommati altri 65 guariti clinicamente.

I DATI AGGIORNATI ALLE ORE 18 FORNITI DALLA REGIONE SARDEGNA

ITALIA. I dati odierni in tutto il territorio, diffusi dalla Protezione Civile, riferiscono di un totale di persone che hanno contratto il virus dall’inizio dell’epidemia di 230.555, Attualmente in terapia intensiva si trovano 521 persone, 20 meno di ieri. Ancora ricoverate con sintomi 7.917 persone (268 meno di ieri). In isolamento domiciliare si trovano in  44.504 (-2.070 nelle ultime 24 ore). Morte 78 persone (ieri erano 92), arrivando a un totale di 32.955 decessi. I guariti raggiungono quota 144.658, per un aumento in 24 ore di 2.677 unità (ieri erano state dichiarate guarite 1502 persone). Il calo degli attualmente positivi è stato pari a 2.358 unità (ieri 1.294) mentre i nuovi contagi rilevati nelle ultime 24 ore sono stati 397 (ieri 300).

ALLARME CTS. Luca Richeldi, membro del Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza coronavirus, presidente della Società italiana di pneumologia e direttore del Dipartimento di pneumologia del policlinico Gemelli di Roma, ha lanciato un allarme  intervistato da Repubblica. In molti pazienti che sono stati ricoverati o intubati osserviamo dopo la dimissione difficoltà respiratorie che potrebbero protrarsi per molti mesi dopo la risoluzione dell’infezione e i dati raccolti in passato sui pazienti con Sars mostrano che i sopravvissuti alla malattia, a sei mesi di distanza avevano ancora anomalie polmonari ben visibili alle radiografie toraciche e alterazioni restrittive della funzionalità respiratoria, come una minor capacità respiratoria, un minor volume polmonare, una scarsa forza dei muscoli respiratori e soprattutto una minor resistenza allo sforzo, con una diminuzione netta della distanza percorsa in sei minuti di cammino. Soprattutto – conclude Richeldi – il 30% dei pazienti guariti mostrava segni diffusi di fibrosi polmonare, cioè grosse cicatrici sul polmone con una compromissione respiratoria irreversibile: in pratica potevano sorgere problemi respiratori anche dopo una semplice passeggiata”.

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