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La storia sfortunata di Amedeo Baldizzone

Oggi l’ex difensore del Cagliari spegne 59 candeline: un protagonista sfortunato nelle vicende rossoblù dei primi anni ’80

PROMESSA. Amedeo Baldizzone nasce a Genova il 2 maggio 1960. Prodotto del florido vivaio dell’Atalanta, cattura l’occhio in retroguardia compiendo tutta la classica trafila fino alla prima squadra. Grazie alla fiducia dell’allenatore Battista “Titta” Rota, fa il suo debutto in massima serie il 1° aprile 1979 contro l’Inter, giocando con la maglia numero 3 nella sconfitta casalinga per 0-1. Disputa il primo tempo del successivo match opposto alla Juventus, stavolta da libero, e il suo campionato termina lì. I bergamaschi retrocedono e Baldizzone viene inviato in prestito al Forlì in C1, dove gioca la stagione da titolare, prima di tornare alla casa madre. Nel campionato cadetto 1980-81 è tra le rivelazioni dell’anno: il ragazzo genovese attira l’ammirazione del Cagliari, che lo mette sotto contratto riportandolo in Serie A.

LA FINE. Con la casacca del sodalizio sardo disputa appena 9 partite nel campionato 1981-82. Poi, l’evento che gli cambia carriera e vita: un drammatico infortunio al ginocchio – per una scelta sbagliata delle calzature nella trasferta sul campo del Como – di fatto gli tronca la carriera al 28° minuto. Quel 22 novembre 1981 cambia tutto. Prova a riprendersi, ma non sono sufficienti tre interventi chirurgici, in un settore che oggi ha fatto passi da gigante e gli avrebbe consentito quasi sicuramente di riprendere l’attività. Non metterà di fatto più piede in campo, neppure nella nuova avventura a Piacenza nel 1983-84. Amedeo non riesce più a tornare su buoni livelli, deve alzare bandiera bianca ancora giovanissimo. Diventa allenatore nelle serie inferiori (Zingonia e Orio, poi Casazza e nel vivaio dell’AlbinoLeffe), poi decide di trasferirsi in Spagna e cambiare vita chiudendo con il calcio: gestisce tuttora a Barcellona un’attività ristorativa.

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