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Miangue: “In Italia sono diventato uomo. Al Cagliari una famiglia. Ma non ero più contento”

Senna Miangue, tornato in Belgio allo Standard Liegi dopo la parentesi in Sardegna, parla del periodo di maturazione in Italia e dell’avventura al Cagliari.

LE PRIME PAROLE DOPO L’ADDIO. Torna in Belgio dopo cinque anni. Beerschot è stata l’ultimo scalo prima di arriva in Italia, all’Inter, dove ha disputato 56 presenze con la Primavera e 5 con la prima squadra. Il 2017 è l’anno dell’inizio dell’avventura a Cagliari, prima in prestito a gennaio, poi a titolo definitivo da giugno. Ma ora, Senna Miangue, è pronto a tornare in patria. Lo Standard Liegi lo ha voluto per due anni in prestito, poi si vedrà. Ma nel frattempo il terzino belga, intervistato da Het Laatste Nieuws, non nasconde il suo entusiasmo.

L’ESPERIENZA ALL’INTER. Il ventunenne terzino ex rossoblù ha già tanta esperienza in campo. La sua carriera è cominciata con i nerazzurri: “Ho iniziato come attaccante, poi nell’U14 sono stato arretrato. In Italia, però, ho avuto un periodo difficile all’inizio. Ero ancora giovane e quando mi sono infortunato sono rimasto fuori per otto mesi. Poi sono rientrato in forma, è andata meglio e mi è stato permesso di partecipare allo stage con la prima squadra. Ero scioccato (ride). Quando sono arrivato per la prima volta negli spogliatoi dell’Inter stavo tremando“.

L’AVVENTURA IN SARDEGNA. Via dall’Inter senza sfondare. Miangue decide di cambiare aria, direzione Cagliari: “A Cagliari sono stato benissimo. Per me era una famiglia. Alla fine però non ero più contento al 100% nella mia testa“.

LA MATURAZIONE IN ITALIA.Se ho lasciato l’Italia troppo presto? Mai voltarsi indietro. Posso solo dire che è stata una grande esperienza. Chissà se tornerò mai. Di sicuro, se fossi rimasto in Belgio, non sarei mai stato a questo livello adesso. In Italia ti alleni a difendere ogni giorno. Difendi, difendi, difendi. Non è una leggenda metropolitana. Grazie all’Italia sono diventato un uomo, lì ti alleni con mostri ogni giorno“.

IL FUTURO IN BELGIO.Ora era il momento di tornare in Belgio. In un bel club, con Preud’homme come allenatore e vicino alla mia famiglia. Sono più calmo qui. La Champions League? Perché no, abbiamo abbastanza qualità. Campioni del Belgio? Sarebbe un trionfo. I diavoli rossi (la nazionale, ndr)? Un sogno. Ma prima di tutto voglio esibirmi e sfondare allo Standard…

 

 

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