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Articolo del Tifoso – Maran sarà sinonimo di bel gioco?

Maran è sinonimo di bel gioco? Il nuovo DS Carli al suo arrivo è sembrato avere idee ben chiare in merito al futuro tecnico del suo Casteddu: una squadra che possa garantire gioco e divertimento per i tifosi

Il buon Diego Lopez che nelle seconde palle e la “garra” agonistica ha strutturato il suo modo di concepire il calcio, ben presto intuì, nonostante la salvezza ottenuta, che la sua permanenza era giunta al capolinea. A “el Jefe” va riconosciuto il grande attaccamento alla maglia e una eleganza nei modi figlia di un calcio, oramai, quasi scomparso. Un contributo silenzioso sinonimo di dedizione assoluta e riconoscenza empatica da parte della squadra. Ma si poteva davvero chiedere di più all’allievo della vecchia scuola uruguagia che ha in Gregorio Perez e Oscar Washington Tabarez i suoi redivivi e indimenticabili mentori? Difesa solida, contropiede,  interdizione e cinismo un marchio di fabbrica che comunque non ha evitato (contro compagini talune volte anche alla portata) goleade a sensazione e settimane di ritiro, riavvicinando il fantasma di  Massimo Rastelli.

Lopez durante la stagione ha utilizzato due sistemi di gioco: il 4-4-1-1 e il 3-5-2. Precedentemente Rastelli aveva utilizzato: il 4-3-1-2 e il 4-3-3.

Mister Maran nelle sue stagioni al Chievo ha utilizzato prevalentemente una difesa a 4 con due esterni di spinta capaci anche di finire sul tabellino dei marcatori. Il centrocampo a 3 si trasformava in un rombo con Birsa sulla trequarti che agiva da raccordo come unico giocatore ad elevare il tasso tecnico nella squadra e, Radovanovic sulla mediana che spesso retrocedeva in cabina di regia per l’impostazione. Le due punte Inglese e Meggiorini a sfruttare verticalizzazioni sugli spazi e ripartenze in contropiede. Ai numeri il Chievo Verona vanta una delle peggiori medie realizzative del campionato.

Pavoletti, che nella gestione Lopez ha dimostrato di sapere essere un ariete d’area, riuscirà ad adattarsi alle ripartenze, allo svariare senza dare punti di riferimento alle linee avversarie? Faragó abbandonerà il ruolo da esterno destro fornitore d’assist (ricoperto egregiamente nell’ultima stagione) per ritornare alle origini e fare la mezz’ala dando spazio al nuovo arrivato Srna?
Se ogni discorso tattico ha come prerogativa mettere i propri giocatori nelle condizioni di rendere al meglio: saprà Mister Maran adattarsi alle caratteristiche dei giocatori? E la società saprà colmare le mancanze tecniche individuali investendo in una rosa più ambiziosa che possa essere paragonata quantomeno a Torino, Atalanta, Fiorentina e Sampdoria?

Assistiamo da alcuni anni a una progettualitá deludente. Nella stagione appena conclusa il Cagliari ha iniziato il campionato senza un sostituto di Luca Cigarini in cabina di regia, con il solo Senna Miangue sulla fascia sinistra e Simone Padoin spostato più avanti. Spesso si ricorreva a dei centrali di ruolo che venivano adattati esterni: Capuano, Pisacane, Castan. Il greco Lykogiannis che era stato preso a Gennaio per colmare tale lacuna ha fatto la stessa fine di Padoin, “spostato più avanti”. Vista la difficoltà nell’imbastire giocate sull’asse centrale si è ricorsi al metodo Gasperini ai tempi del Genoa, una squadra imbottita di terzini che possano crossare.

C’è poi il discorso blasonato di turno che si vuole rimettere in gioco. Alves, Van der Wiel e adesso Srna. Leader tecnici che potenzialmente rappresentano il “beni benius” per altri talenti di caratura europea ma che in periodi difficili della loro carriera si confrontano con il campionato più impegnativo d’Europa e ancor più con una squadra che non ha dei valori assoluti sulla quale appoggiarsi. Sarà solo una questione di amalgama, adattamento e spogliatoio quella di non saper più investire con sagacia nei mercati internazionali? Scoprendo talenti prima di altri, valutando gli acquisti per quello che è il loro valore effettivo senza dilapidare il bugdet con giocatori usurati? O forse è solo quel sapersi accontentare senza dare fastidio alle “grandi” a giustificare il vorrei ma non posso, congendadosi con il pressapochismo da budget ristretto?

La responsabilità è nelle mani della società che custodisce l’onere di garantire una rosa concreta non votata alla sufficienza.
In passato le annate buone delle proviciali hanno avuto come prerogativa l’aspirazione e l’entusiasmo dei giovani.
Con acquisti di sostanza che darebbero tutto in campo, il tifoso si sentirebbe in diritto di sostenerli andando oltre il valore oggettivo della bandiera. Nel costo di un abbonamento è garantita sì la delusione ma non deve venir meno il rispetto e l’aspettativa di un precario che ripone i propri sentimenti nelle gambe e il cuore dei singoli interpreti stipulando un contratto empatico che per queste ragioni molto spesso passa dal credo indissolubile al disprezzo incondizionato.
Mister Maran in questo modo non sarà gravato dall’incombenza di dover allenare una squadra senza respiro condannata a tirare la cinghia fino all’ultima giornata. Questa forma di deresponsabilizzazione audace nata dalla consapevolezza magari gioverà allo spirito portando freschezza e positività per il futuro e probabilmente la volontà di correre per il bel gioco.

Un saluto alla redazione di CalcioCasteddu e a tutti i tifosi. Forza Casteddu, Mister X.

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