Roberto Muzzi piange papà Franco: quell’officina e il sogno del calcio

Ex bomber e oggi componente dell'area scouting rossoblù, Roberto Muzzi ha perso il padre nelle scorse ore: una storia di sacrifici e pallone.

Il mondo rossoblù si stringe attorno a Roberto Muzzi, attuale dirigente ed ex attaccante del Cagliari, colpito nelle scorse ore dalla scomparsa del padre Franco. Un lutto familiare che riporta alla memoria anche una pagina tenera, curiosa e profondamente umana della storia calcistica di Muzzi, fatta di sacrifici, ostinazione e di un rapporto padre-figlio che, prima di accettare il pallone come destino, passò anche attraverso un’officina.

Papà Franco lo voleva carrozziere

Franco Muzzi faceva il carrozziere e, almeno inizialmente, avrebbe voluto vedere il figlio seguire la stessa strada. Il calcio, per Roberto, era una passione incontenibile, ma non ancora un mestiere da prendere per certo. Così il padre cercava di responsabilizzarlo, portandolo con sé in officina e facendogli conoscere il valore del lavoro quotidiano, prima di concedergli nel pomeriggio la libertà di rincorrere quel pallone che occupava tutti i suoi pensieri.

Roberto, però, non mollò. Stringeva i denti, lavorava e continuava a giocare, alimentando giorno dopo giorno quel sogno che sembrava troppo grande per essere lasciato in un cassetto. Alla fine fu il campo a dargli ragione e, con il tempo, anche papà Franco poté rendersi conto che quel ragazzo di Morena aveva davvero qualcosa in più.

Quella catenina della Lazio e l’intervento di Bruno Conti

C’è poi un dettaglio che restituisce perfettamente il carattere del giovane Muzzi. Roberto era infatti tifoso della Lazio e portava al collo una catenina con un’aquila biancazzurra ben visibile.

Un particolare decisamente singolare per un ragazzo che stava crescendo nel settore giovanile della Roma.

Muzzi, però, non aveva alcuna intenzione di rinunciare al simbolo della propria fede calcistica. La questione diventò abbastanza curiosa da richiedere l’intervento di una figura che nella storia romanista rappresenta quasi una divinità laica: Bruno Conti. Fu lui, alla fine, a risolvere la faccenda.

Un piccolo episodio, quasi cinematografico, che racconta bene quanto fosse forte già allora la personalità di Muzzi.

Da Morena alla Sardegna, oltre trent’anni di affetto rossoblù

Di strada, quel ragazzo, ne avrebbe fatta parecchia. La sua carriera lo avrebbe portato anche a Cagliari, dove sarebbe diventato uno degli attaccanti più amati dal pubblico rossoblù, costruendo un legame che resiste ancora oggi, a più di trent’anni di distanza.

Per questo, nel giorno del dolore, il ricordo di Franco Muzzi porta con sé anche un frammento importante della storia personale e sportiva di Roberto: l’officina, il lavoro, il pallone, le prime resistenze di un padre e poi la consapevolezza che quel sogno meritava davvero di essere inseguito.

A Roberto Muzzi e alla sua famiglia va il cordoglio più sentito. E, insieme, un abbraccio ideale a uno dei volti che continuano a rappresentare una parte autentica della memoria rossoblù.


Il Corriere della Sera, 11 novembre 1998
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8 giorni fa

Condoglianze Roberto ❤️💙🌹🌹🌹🌹🌹🙏🙏🙏🙏🙏🙏🙏

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Salvatore. Porto torres
8 giorni fa

Condoglianze.

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9 giorni fa

❤️

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9 giorni fa

Lo farai anche tu x tuoi figli,come tuo padre ha fatto x. Te ti ha fatto realizzare il tuo sogno, però anche tu Roberto lo hai reso orgoglioso del figlio che sei tu prima di tutto un bravo ragazzo,un grande e serio campione di calcio., Roberto ricordalo sempre è quello che ha fatto tuo padre te trasmettilo ai tuoi figli . condoglianze alla famiglia

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9 giorni fa

Sentite condoglianze a tè Roberto è famiglia 🥹🙏🌹

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9 giorni fa

Sentite condoglianze ❤️🙏

F.Frau
9 giorni fa

Da un grande padre un grande figlio. R.i.p. papà Franco. 🙏

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