Tommaso Giulini, presidente del Cagliari, ha parlato ai microfoni di Dazn dopo la vittoria per 1-0 contro la Roma, ribadendo la necessità di non fermarsi al buon risultato ottenuto, ma di guardare avanti con determinazione. “Non ci dobbiamo accontentare, questa maglia merita sempre di più” ha dichiarato Giulini, aggiungendo che la squadra “non deve esaltarsi per questa buona prestazione” e che, “sebbene ci siano stati momenti positivi anche in partite precedenti come contro il Napoli, è necessario continuare a dare il massimo”.
Il progetto giovane e la crescita costante
Giulini ha parlato anche del progetto giovane del Cagliari, sottolineando come l’allenatore scelto, proveniente dalla Primavera, rappresenti un segno di fiducia nel lavoro a lungo termine. “A sprazzi abbiamo giocato bene, ma con più cattiveria avremmo potuto raccogliere di più”, ha aggiunto, indicando che la squadra ha margini di miglioramento, e il lavoro per costruire una squadra più competitiva deve continuare senza sosta.
Il nuovo partner Maurizio Fiori
Accanto a Giulini, anche il nuovo partner del club, Maurizio Fiori, ha voluto esprimere la sua soddisfazione per l’inizio di questa nuova fase del Cagliari. “Siamo felicissimi di poter affiancare Tommaso nei prossimi step”, ha affermato Fiori, aggiungendo che uno degli obiettivi principali sarà il progetto dello stadio. “Da tifoso penso che non si potesse iniziare meglio. Da domani anche noi lavoreremo sugli obiettivi che ci siamo prefissati durante le conversazioni che abbiamo fatto”, ha concluso.



Se il primo obiettivo è lo stadio, non è il miglioramento della rosa o l’intenzione di migliorare i risultati sportivi. Lo stadio è dunque condizione necessaria per migliorare la squadra che dunque rimane un obiettivo a lungo termine. Ricordiamoci che ad oggi c’è una struttura fatiscente da abbattere e una nuova da costruire e non lo fai in 2 settimane, anzi ci son voluti 12 anni solo per decidere di farlo lo stadio e oggi siamo ancora con quello di Cellino…
Ma infatti pres, non c’è proprio niente per cui esaltarsi anche perché non si vinceva una partita dal mesozoico.