Buongiorno, signor Selvaggi. Il Cagliari si appresta a vivere una domenica sera di passione, l’ultima di questa stagione in casa, con l’ostacolo Venezia da superare per evitare qualsiasi complicazione e coronare la salvezza.
“Una partita, quella contro il Venezia, che fatalmente rimanda all’amaro ricordo di tre anni fa: il Cagliari, e chi c’era allora, cercherà un riscatto anche per quel giorno. La vidi davanti alla tv con mio figlio quella partita, che rabbia… Però ormai è passato, andiamo avanti“.
Per le premesse di inizio stagione e la partenza di un nuovo ciclo tecnico, avrebbe messo in previsione questa sofferenza?
“Non avrei pensato di vedere il Cagliari invischiato nella zona retrocessione in coda al campionato, d’altronde non è la prima volta negli ultimi anni. Un peccato, perché conosco bene la passione dei tifosi cagliaritani, la storia di questa società. Speriamo che arrivi la salvezza, che tutti auspichiamo“.
Reputa comprensibile l’amarezza dei tifosi, per quest’incertezza?
“Bisogna incitare la squadra, è la prima cosa da fare. E arrivare alla salvezza. Poi la critica è un fatto normale, così come quella espressa dai sostenitori rossoblù. A bocce ferme, spetterà alla società mettere dei punti e capire dove si è sbagliato“.
Confermerebbe Davide Nicola nella prossima stagione, a prescindere dal contratto già valido?
“La permanenza di Nicola è ovviamente legata alla salvezza come fattore inevitabile. Poi, a traguardo raggiunto, troverei giusto proseguire con lui perché non è sempre ideale cambiare allenatore ogni anno. Lo riconfermerei a quel punto. Anche se ci si aspettava una crescita, questo va detto, e una maggiore tranquillità. Va inoltre detto che le fortune di una squadra passano maggiormente dall’acquisto di giocatori validi: porterei 2-3 elementi in ruoli chiave”.
Da ex grande attaccante che conosce le dinamiche offensive, cosa è mancato ai rossoblù sotto questo aspetto?
“Ad esempio, una buona punta tecnica da affiancare a Piccoli: ragazzo che conosco bene dalla Nazionale Under 16. I giovani vanno saputi aspettare e Piccoli è stato spesso solo là davanti, avrebbe bisogno di maggiori riferimenti. Se giocasse con un compagno capace e una bella squadra alle spalle, sono convinto che esploderebbe“.
Parlando di calcio propositivo e votato a colpire seppur in modo equilibrato, non è certo un tema che il Cagliari ha espresso in questa stagione.
“Ai miei tempi capitava di giocare insieme io, Piras e Virdis. Con i giusti equilibri, punterei sempre sull’aspetto offensivo. Il Cagliari non ha una media-gol molto alta, sarà necessario intervenire sotto questo aspetto in futuro“.
Ha toccato il tema del passato e di un calcio d’altri tempi: quanto le fa male, quando torna in città, osservare lo scheletro del Sant’Elia in cui ha vissuto tante giornate importanti da giocatore?
“Vengo ogni tanto a Cagliari e provo tristezza nel vedere il Sant’Elia in queste condizioni, viene lo sconforto. Un bellissimo stadio per l’epoca, io l’avrei recuperato. Ho avuto la possibilità di girare l’Europa con la federazione, ho visto tanti impianti molto confortevoli. Non è ancora partito nulla, a livello pratico, per cambiare le cose. Ma Cagliari rappresenta la Sardegna e parliamo di un territorio importantissimo per l’Italia. Non solo per il turismo. Il popolo sardo è una ricchezza, trasuda dignità e adorano i calciatori che hanno dato qualcosa per la causa. Mio figlio, nato a Cagliari, mi chiede spesso ‘Quando rivinceremo un altro Scudetto?’ e io gli rispondo ‘Forse, se rinascerà un altro Gigi Riva!‘.
Il suo, e il nostro, Mito.
“Gigi era un amico vero, mi manca terribilmente. Senza di lui, che mi portò a Cagliari, non avrei potuto vivere la mia carriera come si è poi rivelata. Gli sarò riconoscente per sempre“.
Il rapporto tra Franco Selvaggi, Cagliari e i sostenitori rossoblù non si è mai interrotto: resta inscalfibile dalla prova del tempo.
“Mi recai in Germania, ad Amburgo, circa 15 anni fa. Venni contattato da un circolo di tifosi sardi: una serata commovente, tra le più belle della mia vita. Quando vado da qualche parte, in giro per il mondo e vengo riconosciuto da sostenitori del Cagliari, mi si riempie il cuore di gioia. Sintomo che sono stato apprezzato. Davanti a 60.000 persone, in una partita al Sant’Elia contro la Juventus, sbagliai un rigore: da quel momento lo stadio iniziò a scandire il mio nome, a incitarmi. E segnai un bel gol. Sono cose che ti restano attaccate alla pelle e raccontano la passione del tifoso cagliaritano. Forse, tempi ed episodi irripetibili, passati per sempre, pensando al calcio attuale“.
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Non abbiamo un allenatore dai tempi di Rolando maran!!
Ai miei tempi capitava di giocare io Piras e Virdis..punterei sempre sull’ aspetto offensivo..capito Giulini? Gli attaccanti bisogna prenderli..capito Nicola? Bisogna avere un atteggiamento offensivo..non barricate..e se gli attaccanti non li hai prendili dalla primavera..l anticalcio non piace a nessuno.
Grande spadino! Sono stati gli anni della mia adolescenza..di un calcio che non c’è più. Ricordi bellissimi.
Parole sacrosante di Selvaggi che in modo molto elegante ha messo in luce errori di allenatore e società.
Riconferma ……ma non scherziamo
Nicola non è da stadio ma da circo!🎪🤡, spero che finito il campionato si tolga dalle p……..!🤮
Per me ci vogliono ds che sappiano trovare non dei corridorii di 1.80 ma giocatori.
Chiedi a Canestrari che conosci bene chi sa giocare e chi non sa giocare….lui ti farà 100 nomi.
Credo che abbia detto queste cose solo per spronare Nicola e la squadra però penso che anche lui sotto sotto la pensa come tanti tifosi che Nicola deve andare via
Evita di parlare,solo perché Giuliani pagliaccio ti lava o kalloni
Il problema è che tutti parlano di una punta da affiancare a piccoli, ma tutti fanno finta di non vedere che Nicola 2 punte non le ha fatte giocare MAI……luvumbo e coman hanno fatto i centrocampisti non certo gli attaccanti