“Giampaolo è l’unico allenatore che sento ancora, insieme ad Allegri. Con loro, oltre alla stima professionale, mi lega un rapporto d’amicizia. Giampaolo mi volle a Cagliari, ha fatto di tutto per portarmi e non fu facile entrare nello spogliatoio perché ero visto come il cocco dell’allenatore. I primi mesi non sono stati semplici, poi sono riuscito a farmi apprezzare. Ho grandissima stima di Marco, credo che il Lecce abbia scelto l’allenatore che cercava, ovvero uno di campo. Lui è uno dei più bravi in Italia, anche se ha avuto difficoltà in qualche piazza. Ma è uno dei più bravi in Italia. L’appellativo “il maestro” l’ha penalizzato, ma lui studia tantissimo ed è un innovatore”.
“Quando sono arrivato il gruppo storico non mi vedeva di buon occhio, poi mi hanno capito e si è creato un bel rapporto. Diego Lopez è stato il miglior compagno di reparto che ho avuto in tutti i miei vent’anni di carriera. Era intelligente, intuitivo, un leader carismatico anche se non parlava tantissimo”.
“Nicola lo stimo come persona e come allenatore. Ha fatto una carriera molto al di sotto delle sue possibilità, poteva ambire anche a livelli superiori, per quanto Cagliari sia già una piazza importante. Non è mai banale e le sue squadre hanno un’identità. Con il Lecce mi aspetto una partita molto tattica, perché anche se Nicola non lo dirà è uno scontro diretto. I punti contano tantissimo. Sarà una partita di studio almeno all’inizio”.
“Spesso noi allenatori veniamo etichettati, anche dai calciatori. Ad esempio uno può essere l’allenatore giusto per subentrare, un altro da progetto. Nicola conquistò la promozione dalla B nel 2013, io quell’anno vinsi quel campionato col Sassuolo di Di Francesco. Credo che a volte ci sono allenatori al posto giusto al momento giusto. Il Sassuolo aveva però una società forte e l’anno dopo si salvò, Nicola a Livorno no. Ma a parti invertite Nicola avrebbe fatto la carriera di Eusebio. La linea è sottile tra allenatore da big e gli altri, basta vedere Baroni”.


