LAGUNA. C’era una volta un terzino forte in marcatura, ma corretto. Con quegli occhi azzurri e immaginandolo con quella barba più lunga che avrebbe portato per un certo periodo, Eraldo Mancin avrebbe potuto tranquillamente far parte di un film western di Sergio Leone. Invece il destino gli assegnò una fascia sinistra da presidiare, con il numero 3 sulla schiena, e dei successi invidiabili. Nato in provincia di Rovigo, Mancin aveva scoperto nel Venezia il significato del grande calcio a 21 anni. Il debutto avvenne nientemeno che a San Siro, il 18 settembre 1966, in occasione di Milan-Venezia 2-1. Rossoneri guidati da un veneziano, quell’Arturo Silvestri che si era affermato anni prima a Cagliari.
SOLCO. La gara di oggi allo stadio Pierluigi Penzo è sicuramente “la” partita di Eraldo Mancin, che in laguna conobbe gli inizi e in Sardegna la gloria. Anche se, a dire il vero, nella Fiorentina 1968-69 fu protagonista di uno storico Scudetto: il secondo e finora ultimo per i viola. Nell’estate ’69, quando l’uomo conosceva la Luna, il ragazzo di Porto Tolle si univa a Enrico Albertosi e Mario Brugnera nel viaggio da Firenze a Cagliari, mentre Francesco Rizzo compiva il tragitto inverso. E fu il secondo tricolore consecutivo per Mancin con due maglie diverse, primato condiviso con una manciata di giocatori. Poco cambia se il buon Eraldo sia andato via dall’Isola a 30 anni, per recarsi in terra abruzzese e poi godersi finalmente di più la famiglia, fino alla prematura scomparsa nel 2016. Perché il segno da lui lasciato è stato e resterà profondo.



Giusto per ricordare meglio il buon Eraldo c’è da ricordare che riuscì a segnare una tripletta al Verona (guarda caso un’altra squadra veneta) e che lui venne a Cagliari non nello scambio Rizzo vs Albertosi e Brugnera ma in cambio di Longoni l’anno dopo.
io invece ricordo la delusione mista a vergogna provata a venezia che penso peggiore non possa esistere..spero di metterci una pietra sopra definitivamente.
Effettivamente “vergogna” è proprio la parola esatta per rendere l’idea quando leggo commenti come questo. Inquinare il pensiero rivolto alla memoria di un Campione d’Italia del 1970 con considerazioni legate alla semplice sfera sportiva che non hanno la minima attinenza con la persona e con quello che è stato il suo onorevolissimo contribuito per la causa del Cagliari. Proprio vere le ultime statistiche sulla comprensione del testo da parte degli italiani… Proprio vere.
Parole sante !
….a me purtroppo VENEZIA CAGLIARI ricorda un passato non tanto remoto
Ricordando i veneziani, Mancin e Arturo Silvestri, non possiamo dimenticare un altro veneziano, campione d’Italia, Mario Brugnera.
Giocatore stellare. Grande fluidificante, se non ci fosse sato Facchetti sarebbe stato nazionale fisso
Tanto rispetto per Mancin ma l’ anno dello scudetto era la riserva di Zignoli.
Non ti sembra di esagerare? pur riconoscendo un certo valore a Mancin?