Nel 1972, una delle grandi voci del calcio italiano si spinse oltre alle generali convenzioni. Investendo Nené di un ruolo nel Cagliari superiore a quello di Gigi Riva: parliamo di Sandro Ciotti
NENÉ UOMO CHIAVE. Questo l’articolo firmato dal celebre radiocronista RAI Sandro Ciotti durante il campionato 1971-72, quando il Cagliari sapeva ancora dire la sua nella lotta di vertice. Il ruolo di Nené, ritenuto tatticamente la vera stella della compagine sarda, viene descritto in maniera puntigliosa.
“Il Cagliari sulle piste di Juve e Toro, dopo avere regolato una Roma agile e spregiudicata, che meriterebbe premi più cospicui di quelli che le consentono punte fumose sino all’esasperazione. Quando si dice e si pensa Cagliari, si dice e si pensa, automaticamente, a Riva. È il risultato di una suggestione antica alla quale difficilmente sfuggono anche i cronisti più smaliziati.
Ma, consegnato a Gigi quanto gli spetta – e cioè il merito di essere il più autorevole veicolo delle ambizioni sarde – corre l’obbligo di riconoscere a Claudio Olinto de Carvalho, in arte Nené, il merito di essere il più assiduo ed intelligente facitore di gioco di cui disponga Scopigno. Tatticamente – e la gara con la Roma lo ha confermato – Nené è più importante di Riva. Calato in Italia da un’area calcistica, quella brasiliana, cosi lontana per mentalità ed attitudini dallo spirito utilitaristico che caratterizza la nostra, approdò, alla Juventus protagonista e vittima di un equivoco che ne condizionò subito il rendimento.
L’equivoco si riferiva al ruolo. Etichettato come centravanti, gli fu affidata la maglia numero 9, era invece un centrocampista di spinta… Magari era proprio lui l’ultimo a saperlo, ma era – e le successive esperienze italiane lo hanno dimostrato – la verità. Con il passo troppo ampio, il dribbling troppo largo, la carenza di autorità nei tiri tipici delle punte (e cioè quelli da media distanza) lo costrinsero ad un piccolo calvario personale che si innestò dolorosamente in quello della squadra. Rimanevano, evidentissime, le ottime basi tecniche del giocatore: bella elevazione, visione lucida del gioco, palleggio pressoché esemplare. Ma quella maglia numero nove seguitava a sembrare di piombo e a frenare ogni velleità di Claudio. La «saudade» (cioè la nostalgia di casa) di cui puntualmente soffre ogni brasiliano d’esportazione, cominciò ad attanagliarlo con cadenze sempre più incalzanti e precise: le lunghe, malinconiche soste nell’appartamentino torinese in compagnia di dischi di «bossa nova» finirono per essere la pietanza principale del rassegnato menù italiano del senõr Carvalho.
Ad alzarne gli umori non bastavano neanche più gli acquisti delle cravatte clamorose che Nené predilige perché «fanno allegria». Il Cagliari tuttavia ne intuì le possibilità. Lo ottenne per una cifra altissima ma pagabile nel tempo. Ne fece un’ala tattica, la principale struttura portante di un modulo che Riva esaltava con i suoi gol feroci. Da allora, nella tempesta come nella bonaccia, il faro più plausibile della manovra rossoblù è rimasto lui. Il compasso delle gambe sembra essersi ulteriormente allargato, la potenza di calcio gli consente «aperture» repentine e profonde che danno respiro e senso anche alle manovre più abborracciate, i tiri per i quali è nato – quelli da lunga distanza – consegnano gol memorabili al Cagliari e brividi altrettanto memorabili ai portieri che ad esso domenicalmente si oppongono.
Nell’Isola ha trovato la proiezione mediterranea del mare e del sole del suo paese e la solidarietà affettuosa di un ambiente che crede in lui in modo incondizionato. Ha per il proprio lavoro e per chi si muove nell’area di esso, un rispetto totale che ne fa uno dei professionisti più esemplari del campionato (qualunque arbitro e tutti i dirigenti cagliaritani possono testimoniarlo) ed oggi che la coppia torinese è in fuga come ai bei tempi in cui il calcio italiano parlava piemontese è proprio da lui che bianconeri e granata devono guardarsi come dall’uomo chiave dell’inseguitrice che per esperienza e grinta appare la più pericolosa. È, in fondo, un modo morbido, ma tenace (proprio come le cadenze del «samba») per ricordare a Torino che il signor Claudio Olinto de Carvalho ma per tutti Nené non vi era arrivato come un avventuriero“.
(La Stampa, 27 Marzo 1972)
(Un ringraziamento per la segnalazione a Ruben Olinto de Carvalho, figlio di Nené)



Sandro Ciotti, ovvero la Letteratura Sportiva. Claudio Olinto de Carvalho, uno dei semidei del 1970. Per sempre.
Solo una breve frase per loro. Onore infinito !
Uno lanciava l’altro finalizzava!!!!con tutti con lo stesso obbietivo VINCERE PER FARE GRANDE IL CAGLIARI!!!!!!!
Mio padre era all’Olimpico nel ’67 quando Nenè fece tutto il campo inseguito inutilmente dall’avversario e poi servì Riva per l’appoggio in rete. Mi raccontava dell’incredulitá dei tifosi romanisti per quella giocata, come inventare un gol in dieci secondi.
Brera disse che quel Cagliari avrebbe meritato tre scudetti consecutivi. Lo Bello che arbitrò la finale di coppa Campioni a Milano nel 1970 tra Feijnoord e Celtic disse che il “nostro” Cagliari l’avrebbe vinta a mani basse. I vicecampioni di Mexico ’70 con 6 rossoblù in squadra. Questo casomai qualcuno di passaggio pensasse che lo scudetto sia stato un colpo di fortuna.
Purtroppo la fortuna non ci fu amica, gli infortuni di Riva ci negarono più titoli. È per questo che chi legge dell’unico scudetto del Cagliari, senza conoscere il reale potenziale di quella squadra, lo immagina casuale. In realtà fu un ciclo importante al vertice di almeno 4-5 anni, finito questo comunque i rossoblù passarono troppo velocemente dalle stelle alle stalle della B. Io ero un bambino piccolo e ricordo poco, sogno di poter rivivere quei momenti di gloria.💪🏻💪🏻❤️💙
Pelle d’oca dai brividi e lacrime dalla commozione, quando di parla di quel Cagliari. Le loro gesta, in un’epoca priva della velocità ma anche della volatilità della miriade di informazioni propinate dai media odierni, sopravvivono anche ad alcuni “cantori” di quelle imprese. Ciotti, insieme a Brera, fu uno di quelli. Il suo “s’impenna in aria” descrivendo la rovesciata di Riva a Vicenza a chi ascoltava la radiocronaca, resta nella storia, così come la sua voce.
Sandro Ciotti non era solo un telecronista ma un conoscitore e appassionato di calcio, la sua frase nel merito è giusta, perchè Nenè nel ruolo di centrocampista aveva molti più compiti tattici di una punta, anche oggi è cosi lo era ancora di più in quel calcio.
Allora le punte non avevano compiti di copertura di presidiare una zona per non permettere l’uscita degli avversari, le punte stazionavano per lo più in avanti, attendendo il lancio lungo e poi facendo a sportellate con gli avversari.
Greatti Cera Gori Nene’ Domenghini…….giocatori eccezionali di intelligenza fuori dal comune….contribuirono a far diventare Riva il campione che fu….tutti nazionali!!
Con Greatti e Nene’ in Nazionale gli altri lo erano già….quell’Italia avrebbe vinto il mondiale contro il Brasile stellare….ma senza difesa con il centrocampo del Cagliari titolare quel titolo era alla nostra portata….De Sisti e Rivera o Mazzola non potevano dare ciò che avrebbero dato Nene’ e Greatti….cioè fase di attacco e soprattutto difesa!!! È UN DATO DI FATTO!!!!
Due campioni in una squadra di campioni..sterili divagazioni che non hanno senso..
IL LORO CALCIO FANTASTICO …LA NOSTRA STORIA ALLORA ORA E SEMPRE !!!!!!
RICORDI ETERNI IN QUESTO E NELL ALTRO MONDO , SE ESISTE QUALCOSA …SARÒ IN TRIBUNA 🏟️ A TIFARE IL MIO CAGLIARI .❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️
Grazie NENÉ.