Il caso sulla possibile ineleggibilità di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC arriva sul tavolo di Coni e Anac. Il ministro Andrea Abodi, rispondendo all’interrogazione del senatore Roberto Marti, ha chiesto una verifica sull’applicazione delle norme sul pantouflage alle cariche apicali dello sport
Chiarire le regole sulle nomine
La richiesta punta a chiarire se e come le regole sul passaggio da incarichi pubblici o di rilievo istituzionale ad altri ruoli possano incidere sulle nomine ai vertici dello sport italiano. Il chiarimento riguarda in particolare il perimetro del pantouflage e la sua eventuale applicazione alle cariche sportive di vertice.
Cos’è il pantouflage?
Identifica il transito professionale di ex funzionari statali o impiegati pubblici verso aziende private, una pratica regolata in Italia da un divieto di tre anni volto per evitare conflitti di interesse ed episodi di corruzione per chi ha esercitato poteri negoziali o autoritativi. La normativa nazionale punisce severamente la violazione del periodo di incompatibilità – nato per impedire lo sfruttamento di posizioni di vantaggio in favore di impieghi aziendali più remunerativi – stabilendo l’immediata nullità del nuovo contratto lavorativo siglato.
Il Comitato olimpico nazionale e l’Autorità nazionale anticorruzione, secondo quanto anticipato dall’Ansa, avvieranno una verifica per “chiarire l’applicazione delle norme sul ‘pantouflage’ in relazione alle cariche apicali del sistema sportivo. La decisione – si legge in una nota – è stata assunta con l’obiettivo di acquisire, come richiesto dall’interrogante, ogni elemento utile a garantire tempestiva certezza del diritto, trasparenza e tutela dell’integrità del sistema sportivo italiano”.
Non fu accettata la candidatura di Miele
Un mese fa la FIGC aveva ufficialmente accettato le candidature di Giovanni Malagò e Giancarlo Abete per il ruolo di presidente federale in vista delle elezioni programmate per il 22 giugno. La notizia è stata comunicata attraverso un comunicato ufficiale della Federcalcio, che ha confermato come entrambi i candidati abbiano depositato la propria candidatura, corredata dai relativi programmi elettorali, entro i termini previsti dal regolamento. Non era stata invece ammessa, invece, la candidatura di Renato Miele, ritenuta non valida poiché priva dell’accredito necessario da parte di almeno la metà più uno dei delegati assembleari di una Lega o di una componente tecnica.
Il programma di Malagò
Si sviluppa attorno ad alcuni assi strategici: competitività delle Nazionali, sostenibilità economica, valorizzazione dei giovani, infrastrutture e modernizzazione della governance federale. Un’impostazione che guarda sia alle esigenze industriali del professionismo sia al rafforzamento della base dilettantistica. Uno dei temi centrali del documento riguarda il talento italiano e il rapporto tra giovani e calcio di vertice. Malagò individua nella difficoltà di trasformare il talento in minutaggio uno dei limiti strutturali del sistema. Nel programma viene citato il dato del solo 2,3% di minuti giocati in Serie A dagli Under 21 italiani nella stagione 2023/24, elemento che viene indicato come sintomo di una frattura tra i successi delle Nazionali giovanili e la reale integrazione nel professionismo. La proposta non passa da quote obbligatorie, ma da una filiera più coerente tra settore giovanile, Primavera, Lega Pro, Serie B e prima squadra, accompagnata da incentivi sul minutaggio qualificato e sulla formazione. Nel documento vengono inoltre richiamate possibili soluzioni come seconde squadre o partnership territoriali per accompagnare la crescita dei talenti.
Sul fronte economico e industriale, la candidatura insiste molto sul tema della sostenibilità del sistema calcio. Il documento sottolinea come la crescita dei ricavi degli ultimi anni non abbia ancora risolto gli squilibri strutturali del professionismo, richiamando l’attenzione sui livelli di indebitamento e sulle perdite aggregate accumulate dai club. In questo contesto, Malagò propone un rafforzamento delle licenze nazionali non solo come strumento di controllo, ma come percorso di accompagnamento alla gestione virtuosa, ispirato ai criteri UEFA sulla sostenibilità finanziaria.
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