Abodi scuote il calcio italiano: “Settori giovanili da riformare, serve un modello più completo”

Il ministro dello Sport interviene in Senato: focus su Primavera, formazione degli allenatori e ruolo educativo del sistema

Intervenuto in Commissione Cultura al Senato, il ministro dello Sport Andrea Abodi ha tracciato un’analisi approfondita sul momento del calcio italiano, mettendo al centro il tema dei settori giovanili.

“È dalla base che nasce la credibilità di tutto il sistema”, ha sottolineato, evidenziando come la crescita dei giovani rappresenti un passaggio cruciale per il futuro del movimento.


Primavera e confronto con l’estero

Tra i punti analizzati, anche il campionato Primavera, oggi strutturato fino ai 20 anni: “Negli altri Paesi, a quell’età i ragazzi sono già inseriti in contesti competitivi più avanzati”.

Abodi ha comunque riconosciuto alcuni passi avanti, come l’apertura del campionato con promozioni e retrocessioni tra club di Serie A e B, ma ha ribadito che si tratta di un sistema ancora migliorabile.


Riforma del modello: da Coverciano alla base

Il ministro ha auspicato un’evoluzione del modello federale, a partire dal settore tecnico di Coverciano fino al settore giovanile scolastico.

L’obiettivo è costruire un percorso più efficace nella valutazione e nello sviluppo dei giovani talenti, anticipando i tempi e migliorando la qualità dei giocatori che emergono nei vari campionati.


Allenatori sotto osservazione

Un altro tema centrale riguarda la formazione dei tecnici: “Oggi manca una vera selezione nei corsi. Non c’è un esame finale che faccia da filtro”.

Secondo Abodi, i programmi formativi si concentrano troppo sugli aspetti tecnici e fisici, trascurando la dimensione educativa, elemento fondamentale anche alla luce di alcuni comportamenti osservati in panchina.


Una riforma multidisciplinare

Il ministro ha definito il tema come “ampio e multidisciplinare”, sottolineando la necessità di un intervento strutturale che coinvolga diversi ambiti del calcio italiano.

Infine, un auspicio per il futuro: “La prossima Federazione dovrà affrontare questa sfida con decisione. Il calcio è una piramide che non è solo competitiva, ma anche educativa: da qui deve partire un vero cambiamento”.

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11 Commenti
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Pelinor
5 mesi fa

Forse un primo passo potrebbe essere quello di riconsiderare il calcio per quello che è….. un gioco, uno sport, anziché elevarlo a super scienza, neanche stessero parlando di fisica quantistica….

Red one
5 mesi fa

Tutti bravi a parlare..ma sulle poltrone sempre i soliti che si scambiano le poltrone di volta in volta..senza mai cambiare nulla..dal ministro solo belle parole ma fatti pari a 0

ARM 7O
5 mesi fa

Caro Abodi… buongiorno!
Ministro da tre anni e soltanto adesso intervieni. Sappiamo bene che non cambierà nulla ma avranno la scusa per ridurre il numero delle squadre di serie A, così sarà più grande la quota dei diritti TV

5 mesi fa

Le squadre Primavera sono imbottite di calciatori provenienti da paesi extracomunitari prevalentemente africani, perchè costa poco sia il loro acquisto che la gestione.
Il livello generale è molto basso e sono una piccola parte diventano professionisti, i più si accasano nei dilettanti.
Sempre meno arrivano stabilmente in serie A, se guardiamo in casa nostra quelli che in 10 anni sono in pianta stabile si possono contare nelle dita di una mano, certo qualcuno esordisce ma poi sparisce.

Claudio S.(Claud)
5 mesi fa

Le scuole calcio dovrebbero insegnare calcio a ragazzini che già hanno predisposizione a questo sport e non pensare esclusivamente al guadagno per ogni singola iscrizione.

Claudio S.(Claud)
5 mesi fa

Quando le scuole calcio ancora non esistevano e i primi calci, le prime partitelle le giocavamo nei terreni rionali dove poi sarebbero sorti i palazzi, se avevi delle qualità, potevi esprimerle nelle società dilettantistiche della tua città. La allenamento dopo allenamento se le premesse venivano confermate venivi tesserato, (le scuole calcio odierne tesserano tutti, basta che paghi la mensilità), cominciavi con il campionato allievi e dimostrando sempre miglioramenti, proseguivi con il campionato Juniores, fino a giocare in prima squadra. Credetemi è così. Ho accompagnato figlio, nipote a scuola calcio e gli istruttori considerano solo quelli che vogliono loro o perché… Leggi il resto »

Davidoff79
5 mesi fa

Io che sono più giovane di te, da quanto ricordo Claud, negli anni 90, vivevo in una strada chiusa con un grande parcheggio in fondo, li si giocavano le partite, venivano ragazzi da tutto il rione, ora quello spazio é vuoto. Si giocava sull’asfalto e ci si sbucciava le ginocchia, poi si andava a giocare con le giovanili di qualche squadra della città. S’imparava per strada prima

Last edited 5 mesi fa by Davidoff79
Claudio S.(Claud)
5 mesi fa
Reply to  Davidoff79

Bei tempi e quanti calciatori bravi ho incontrato, uno su tutti Sergio Bertola, quando era al Sant’Elena.

Davidoff79
5 mesi fa

Altri tempi, tempi andati oramai, bisogna trovare soluzioni per il futuro ed una secondo me é limitare i tesserati stranieri per squadra, gli italiani devono essere in percentuale maggiore. É vero ciò che dici sui tesseramenti, bisogna anche dire che se non fossero in tali quantità alcune società stenterebbero. Se una volta, anche nelle semplici città di provincia come la mia, c’erano 7/8 squadre, oggi ne rimangono un paio e per lo più accorpate ad altre.

Claudio S.(Claud)
5 mesi fa
Reply to  Davidoff79

Effetto calcio in paytv. D’accordo su una maggiore presenza, nelle formazioni, di presenze italiane, se si vuole dare un senso alla nazionale.

Davidoff79
5 mesi fa

É una tiritera che si ripete da 20 anni, sola retorica, per prima cosa si dovrebbe ripulire da certi dinosauri i vertici del sistema. Coppa Italia ieri, tre italiani in campo…. Tutti ad invidiare il progetto Como che non da nulla al calcio italiano e che se non vince qualcosa entro breve imploderà su se stesso visti gli investimenti. A Bergamo ci hanno messo 10 anni per conquistare un trofeo

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