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Matteoli: “Cagliari, trova la quadratura! Rog il top, Giorgi nel cuore”

L’ex centrocampista del Cagliari Gianfranco Matteoli, ospite del programma radio/tv Il Cagliari in Diretta su Radiolina, ha commentato il momento rossoblù

Un mito rossoblù e di tutto il calcio isolano, che ha disseminato (anche) l’ultima fase della sua carriera di grandi giocate: con la fascia di capitano al braccio. Gianfranco Matteoli, classe 1959, si trova a Cagliari e non si è ancora stancato di seguire la passione per il pallone. Nelle vesti di osservatore, dopo essere stato illuminato regista nell’Inter di Trapattoni e per 6 volte della Nazionale a metà anni ’80.

Siamo arrivati a un passo dalla finale Uefa nel 1994, un risultato incredibile che ci ha potuto avvicinare ai fasti dello scudetto. Il tricolore è stato un evento irripetibile, anche se la speranza che un giorno lo si possa rivivere c’è sempre…“.

Per un ragazzo sardo l’obiettivo è quello di arrivare a giocare nel Cagliari. Poi indossare la fascia di capitano, ruolo che comporta spirito di gruppo e desiderio di cementare uno zoccolo duro. Anche Matteo Villa, seppur arrivato da fuori, è diventato sardo e capitano. Il senso di appartenenza e di responsabilità oggi non sono più come prima, perché di questi tempi i giocatori cambiano squadra molto rapidamente. I ragazzi moderni hanno aspettative diverse“.

I talenti che ho scoperto? Da Barella fino a qualche ragazzo che non è riuscito a sfondare, per me sono tutti uguali ed importanti alla stessa maniera. Ho conosciuto Mino Favini, mago del settore giovanile dell’Atalanta. Mi disse: “Devi prendere tutti i bambini che sanno giocare, dribblare e hanno confidenza con il pallone. Poi, lavorare su di loro“.

Suazo venne preso da Cellino dopo aver visto una videocassetta. Il presidente mi disse: ‘L’ho preso. Per me è più forte di Ronaldo‘. Ero ovviamente scettico. Ma quando in allenamento lo vidi dribblare prima Villa e poi Grassadonia, infine il portiere e segnare dopo averlo scartato, chiamai subito Cellino: ‘Lo paghi subito’. Si vedeva che sarebbe diventato un campione“.

Luciano Serra mi portò a fare un provino a Cantù e da lì iniziò tutto. Il giocatore rossoblù preferito? Marko Rog, purtroppo si è fatto male. Già a Napoli lo segnalai, è un centrocampista fantastico a mio avviso. Pereiro lo vidi al PSV, mi è piaciuto. Secondo me a Cagliari può fare la differenza“.

In questa fase gli uruguaiani del Cagliari sono in difficoltà, è fisiologico per il momento della squadra. Se non hai personalità e la squadra non gira al meglio, le cose possono andare storte“.

Andrea Carboni arrivò sotto età al provino. Si era fatto male a un braccio, ma lo avevamo richiamato e poi preso. Ragazzo serio e testa giusta per arrivare a obiettivi importanti. Oggi come quando era ragazzino“.

Il ruolo di Nainggolan, anche per le sue convinzioni, credo sia ormai di giocare a ridosso delle punte. Duncan è un ottimo elemento. Credo che Cagliari possa essere una piazza giusta per lui”.

La gara in maglia rossoblù che ricordo con più piacere? Me le ricordo tutte, soprattutto quelle non andate bene. Quella di Malines nella Coppa Uefa 1993-94 fu fantastica, giocata alla grande da tutti coloro che parteciparono alla partita. Quella sera realizzai il mio gol più bello. Senza pubblico, oggi, è impossibile giudicare al meglio un giocatore. Perché non si può scoprire se ha la personalità giusta ed è in grado di reggere la pressione“.

Oggi alleno a Oristano una squadra di ragazzi classe 2008: mi diverto moltissimo. Il calcio non mi stanca mai, nonostante i tanti anni come professionista e le centinaia di partite viste come osservatore“.

Mi sarebbe piaciuto tanto giocare insieme a Gianfranco Zola. Mazzone è stato un allenatore importante, seppur esigente. Al tempo stesso simpaticissimo. Ricordo che a qualche giovane indisciplinato lo rimetteva al suo posto intimandogli di fare da bravo, perché non era nemmeno nelle figurine!

Bruno Giorgi è rimasto nel cuore. Persona fantastica, umile, seria. A livello calcistico ne ho avuto tanti, di allenatori. Ma lui aveva qualcosa di diverso. Era speciale. Trapattoni un vincente che ha lasciato una traccia indelebile nel calcio italiano“.

Sfatiamo un falso mito. Ai tempi della gestione con Nuciari era lui l’allenatore, che purtroppo fu pure molto sfortunato in quel periodo con eventi e risultati avversi“.

Il Cagliari deve pensare sempre a salvarsi, dal principio, non a qualificarsi per l’Europa: è la stessa teoria che abbiamo messo in campo quando andammo in Uefa. Dal momento in cui raggiungemmo la tranquillità in classifica, ci guardammo in faccia dicendoci che sarebbe stato un peccato non giocarcela fino in fondo. Era un gruppo forte, ma lo è pure oggi. Se dovesse trovare la quadratura, darebbe grandi soddisfazioni“.

Mancosu è stato a Cagliari quando lavoravo nel vivaio. Se tornasse a Cagliari avrebbe di sicuro una grande voglia di dimostrare le sue qualità in maglia rossoblù“.

Se non fosse arrivato il calcio, avrei lavorato nella pastorizia come da tradizione di famiglia. Ho imparato l’arte all’epoca e l’ho messa da parte“.

Marigosu lo conosco da bambino, saltava l’uomo e mi piaceva molto. In questo momento non sta giocando però non deve mollare. Perché il calcio è così: può bastare un attimo per invertire la rotta“.

Vittorio Pusceddu è stato un calciatore fortissimo. Secondo me ha raccolto molto meno nella sua carriera rispetto a ciò che avrebbe meritato, per le sue qualità“.

Mi rivedo in Marco Verratti, anche se lui è più bravo in fase di interdizione rispetto a me“.

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