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Blackout Cagliari, un problema cronico che torna anche quest’anno

I rossoblù esprimono bel gioco a tratti ma sono troppi gli intervalli di buio che gli avversari sfruttano senza pietà

A SPRAZZI. Il 3-2 rimediato ieri nella sconfitta contro il Bologna lascia l’amaro in bocca soprattutto per quanto visto in campo. Il Cagliari non gioca male, anzi, a tratti è una squadra che sa dare spettacolo. Partenze dal basso, palla a terra, trame di passaggi corti sempre in verticale e mai possesso fine a se stesso. Di Francesco ha mostrato che la sua mano c’è già e la squadra sta assimilando dei concetti molto lontani dai soliti lanci chilometrici o i cross a raffica a cercare la deviazione vincente di Pavoletti. Si gioca per controllare il pallone.

BUIO. Persino contro l’Atalanta, dove il passivo di 5-2 sembrerebbe raccontare di una disfatta, si è vista una squadra in grado di mettere in difficoltà una corazzata. Troppi gol presi però, frutto di spegnimenti improvvisi, come accaduto ieri contro i ragazzi di Mihajlovic bravissimi a colpire ai primi segni di rilassamento dei sardi. Il problema dei blackout è cronico. Da López a Maran, fino alla recente parentesi di Zenga: i tecnici degli ultimi anni hanno sempre lamentato il cronico problema di una squadra che improvvisamente molla il colpo nel bel mezzo della gara (nel caso di Maran hanno mollato pure il campionato).

REAGIRE. Per Di Francesco la scommessa sarà proprio quella di cancellare questi vuoti. Dietro una sconfitta rimediata contro un buon Bologna c’è comunque un’identità già presente nel gioco, c’è una coppia Joao-Simeone che viaggia a mille, c’è un Nandez formato mondiale e due peperini come Sottil e Ounas che possono offrire spettacolo. Il Cagliari c’è ed è sulla strada giusta.

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