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La “rivoluzione di febbraio”, un mercato insolito che racconta molto

In questo inizio mese Maran troverà una nuova squadra tra gli addii dei veterani, tanti nuovi acquisti e uno spogliatoio con altre gerarchie

FINE DELLA DINASTIA IMPERIALE. Con gli addii di capitan Dessena, del suo vice Sau e di Farias, i rossoblù perdono tre pedine “storiche” che hanno caratterizzato fin qui l’era Giulini. Con tutto l’affetto che si può provare per dei giocatori che tanto hanno dato per la maglia, possiamo comunque dire che a livello tecnico nessuno si è strappato i capelli, anche se Farias si è dimostrato l’uomo più in forma del momento e andrà a rinforzare una diretta concorrente. Ciò che invece raccontano queste cessioni è un ambiente interno sicuramente non troppo sereno negli ultimi due mesi.

LE TESI DI MARAN. La fiducia del Cagliari per il proprio tecnico non è mai stata in discussione e questo mercato invernale lo ha dimostrato. Maran ha tracciato le linee guida per riavviare il motore inceppato: via gli scontenti, dentro giocatori esperti, possibilmente già coscienti del suo metodo di lavoro e soprattutto ampliare il ventaglio delle alternative. Giulini e Carli hanno ascoltato e lavorato per accontentarlo, prendendosi qualche licenza come gli outsider Oliva e Despodov, due scommesse arrivate da lontano, forse troppo per un mercato di gennaio dove è sempre preferibile rivolgersi a calciatori già rodati in Serie A. Giovani promettenti però, in cerca di quella grande plusvalenza che il patron non è mai riuscito a fare in cinque stagioni. Barella lo sarà ma non vale, è un’eredità di Cellino.

LE GIORNATE DI LUGLIO. Sul centrocampista sardo ruoterà la seconda fase della rivoluzione. Perché Barella sarà l’uomo mercato e la sua partenza è ormai inevitabile. Serve al ragazzo e serve alle casse del Cagliari, il calcio è così. A luglio poi ci sarà da fare i conti con la scadenza dei contratti di Cigarini, Srna, Thereau e Padoin. Qualcuno potrebbe rinnovare, ma al momento sembra improbabile vista la necessità di liberare spazio nel monte ingaggi per reinvestire.

NUOVO GOVERNO. I mal di pancia di Sau, Farias e Dessena erano noti già dalla scorsa stagione e forse si sarebbe potuto agire prima invece che aspettare l’ennesima crisi per fare piazza pulita a stagione in corso. Ma ormai tutto questo è archiviato. Ora che la rivoluzione è cominciata sarà fondamentale non ricadere negli errori del passato.

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