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Riemerso un annoso difetto

La trasferta del Tardini di Parma ha palesato un vecchio difetto della squadra rossoblù. Rolando Maran dovrà lavorare alacremente per trovare una soluzione

Se si dovesse giudicare Parma-Cagliari alla luce del mero risultato finale si potrebbe facilmente ipotizzare ad un dominio da parte dei ducali.

Ed invece l’analisi approfondita dei dati statistici, nonché della gara stessa, fanno emergere, o meglio riemergere, uno storico problema che affligge la squadra rossoblù.

Se contro Sassuolo, Atalanta e Milan, squadre che giocano a viso aperto, gli uomini di Maran sono stati capaci di proporre un gioco di discreta fattura, contro i gialloblù hanno prodotto una superiorità territoriale marcata, ma che non ha fruttato nulla di concreto.

Gli uomini di D’Aversa hanno fin da subito adottato una condotta di gara cosiddetta di attesa per poi colpire in contropiede, potendo contare sulla velocità di Gervinho e Di Gaudio. Ergo, il Cagliari ha avuto un maggiore possesso palla (60%), ha effettuato con successo un maggior numero di passaggi (535 contro 191), ma di rado è riuscito a trovare il varco giusto per andare al tiro.

Indubbiamente i meriti vanno attribuiti anche alla squadra ducale che riusciva a tamponare sin dalla propria trequarti gli avversari, ma è altrettanto vero che i rossoblù non sono risuciti ad ovviare a questa situazione nell’arco dei novanta minuti.

Ritrovatosi chiuso nella ragnatela dei centrocampisti avversari e non risucendo a servire le punte, João Pedro ha provato ad allargare il gioco affinché qualche pallone interessante potesse arrivare in area direttamente dagli out. Ma se Darijo Srna ha fatto quel che ha potuto, Charalampos Lykogiannis ha fatto ben poco e male, forse intimorito dalla presenza dello stesso Gervinho.

Nessun campanello d’allarme, sia chiaro, ma è evidente che sarebbe opportuno studiare le contromisure in modo da scardinare quelle retroguardie che in futuro cercheranno di avere la meglio sui rossoblù praticando questo tipo di prerogativa.

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