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Dai tornei scolastici ai grandi palcoscenici

Andrea Cossu

Andrea Cossu ha dato l’addio al calcio giocato, ma i ricordi attorno alla sua carriera ed alla sua giovinezza riaffiorano anche in chi li ha vissuti assieme a lui

Allora, ripassiamo la formazione: Fulvio in porta, Giancarlo in difesa (ricorda: o passa palla, o l’avversario); Luigi e Davide sugli esterni, Luca pronto a scardinare la difesa avversaria. Andrea, tu prendi la palla e fai quello che ti pare. Di certo la 3′ H non avrà scampo”.

Questi erano i nostri discorsi nella famigerata scuola media statale “Ugo Foscolo”, di Via Salvator Rosa, non lontana dal centro di Cagliari.

Una volta al mese arrivava la tanto agognata assemblea sindacale dei prof ed occasione era colta per organizzare le nostre sfide “fratricide” contro gli avversari storici delle sezioni H, I e P.

Appuntamento alle 10.40 ai campetti di Via Bandello. Classe 3’F che orgogliosa ti annoverava tra le sue fila.

Le partite in quei campetti di asfalto, con le porte delimitate dai pali verdi della recinzione, erano interminabili. Di rado la stanchezza vi faceva capolino se non al richiamo dei profumi del pranzo.

E gli avversari? Annichiliti, ovviamente.

Da te partivano le azioni più importanti. Non era necessario dirci cosa fare: ci facevamo un cenno e poi tu telecomandavi la sfera dove dovevamo solo accompagnarla in rete.

Tutti si chiedevano cosa dovessero fare per fermare il furetto con la maglia numero 9 della Johannes.

Noi tuoi amici e compagni sentivamo in cuor nostro che il pallone faceva parte di te, eravamo convinti che da qualche parte saresti arrivato.

E dopo tanta gavetta tra Verona, Lumezzane, Torres e ancora Verona, infine coronasti il sogno di vestire la maglia dei tuoi sogni. Sì, proprio quella che tifavamo ogni domenica allo stadio. La stessa indossata dai nostri miti dell’epoca Francescoli, Matteoli, Moriero, Cappioli.

Solo tu puoi descrivere le emozioni che si provano nel coronare il sogno che in tanti coltivano, ma che rimane privilegio per pochi; sentire lo speaker dello stadio ed il pubblico che pronuncia il tuo nome, vedere il volto felice ed orgoglioso di tuo padre accomodato in tribuna.

Tutte emozioni che potrai ricordare con piacere e raccontare ai tuoi figli.

E chi avrebbe mai detto che, a distanza di ben 25 anni da quelle partite dei tornei scolastici, un tuo compagno avrebbe avuto la soddisfazione di intervistarti nella pancia del Sardegna Arena.

 

 

 

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