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Cossu, genio incompreso a Verona

L’ambiente, le motivazioni ritrovate, uno spostamento tattico e la carriera di un calciatore può cambiare incredibilmente. Quella di Andrea Cossu è una storia davvero particolare, anticonformista se vogliamo. Perchè in un mondo che spinge sempre di più i ragazzi ad emigrare per trovare fortuna, lui ha trovato la gloria ritornando a casa. Partito giovanissimo a Verona dove l’Hellas lo ha accompagnato sino in prima squadra, Cossu sembrava destinato a una carriera modesta da ala nelle categorie minori. La stagione 2004/2005 si rivela la più prolifica in gialloblù, in Serie B mette a segno 6 gol e a 25 anni inizia davvero a farsi notare.

Il Cagliari decide di scommettere su quel discreto esterno di cadetteria, senza mai considerarlo un titolare. Viene rispedito a Verona nel 2006 dove tocca il punto più basso della sua carriera, appena 20 presenze senza reti in Serie B e squadra retrocessa in Serie C. In quel momento nessuno, forse nemmeno lo stesso Cossu, avrebbe mai pensato di rivederlo in Serie A. L’esterno sardo, già ventisettenne, vede la sua carriera sprofondare nell’anonimato e il pubblico scaligero non si risparmia nel farglielo notare. L’età avanza e si sa che nel calcio più il tempo scorre più porte si chiudono.

Nel gennaio del 2008 il Cagliari a sorpresa torna a scommettere su di lui con Ballardini in panchina, terzo allenatore della stagione per i rossoblù. Proprio il tecnico fa la mossa decisiva che cambierà la vita di Andrea Cossu: non più esterno ma trequartista. Nasce un nuovo giocatore. Il numero 7 cambia completamente mentalità, a casa sua ritrova gli stimoli, diventa il cervello della squadra e da lì in poi si trasforma in uno dei simboli della Cagliari calcistica. Profeta in patria.

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