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Amarcord rossoblù: Darío Silva, “Sa pibinca”

Un attaccante elettrizzato e molto mobile: forse troppo per i suoi detrattori, tanto da riuscire a disorientarsi da solo a volte. Ma Darío Silva è stato un giocatore a cui il pubblico cagliaritano ha voluto bene.

Nato a Treinta y Tres (Uruguay) il 2 novembre 1972, Darío Debray Silva Pereira comincia a giocatore da professionista con il Defensor Sporting nel 1992. Le doti da attaccante sono buone, tanto da spingere il prestigioso Peñarol ad acquistarlo. Si appresta a vivere l’esplosione nel campionato del suo Paese, tanto da conquistare tre titoli nazionali di fila tra il 1993 e il 1995 e un titolo di capocannoniere del campionato 1994, pur giocando da seconda punta. Proprio quell’anno viene chiamato per la prima volta nella Nazionale maggiore. Nell’estate 1995 approda in Italia al Cagliari e qui mette sempre in mostra grande impegno: non sostenuto nello stesso modo da altrettanta coordinazione nei movimenti. Il suo stile di gioco frenetico e un pochino fastidioso gli vale l’affettuoso soprannome “Sa pibinca“, la piattola. Diventa un beniamino dei tifosi cagliaritani, che ne apprezzano comunque l’impegno costante per la casacca rossoblù. Lui accetta di apparire anche in tv insieme al gruppo comico Lapola, dimostrando grande senso dell’umorismo. Segna appena una manciata di reti in A in due stagioni, poi insieme a Muzzi (con 13 gol dell’uruguaiano) trascina il Cagliari in massima serie. Siamo nella stagione 1997-98: il presidente Cellino – di cui Silva era un beniamino – monetizza alla grande cedendolo in Spagna all’Espanyol. Da lì disputerà pure il Mondiale 2002, un’onorevole parentesi a Malaga e Siviglia, infine il passaggio in Inghilterra al Portsmouth. Poi, il 23 settembre 2006 rimane gravemente ferito in un incidente stradale in Uruguay e deve subire l’amputazione della gamba destra, che lo costringe al ritiro a 33 anni.

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