L’ex calciatore di Serie A Pietro Mariani, che debuttò nel Torino e porta la Sardegna nel cuore, presenta per CalcioCasteddu la gara di domenica tra granata e rossoblù
PEDRO. Nato a Rieti nel 1962, attaccante poi arretrato con successo sulla fascia e al centro della difesa con l’avanzare della carriera, Pietro “Pedro” Mariani è un prodotto del vivaio del Torino. Il debutto con gli scudettati del ’76, qualche infortunio che ne ha frenato l’ascesa e la Serie A vissuta anche con altre maglie. Con la Sardegna nel cuore, per motivi sportivi e personali: la sua opinione verso Torino-Cagliari, in esclusiva per CalcioCasteddu.
Come reputi il momento del Torino, reduce dal pari nel derby?
“A parte il derby, ho visto un brutto Toro a Udine. Ma si tratta di un ‘anno zero’ con Juric, che sta ricostruendo bene. Manca qualche punto buttato via: c’è da essere soddisfatti, soprattutto pensando al difficile campionato dello scorso anno. Una compagine che aggredisce l’avversario dal primo all’ultimo minuto“.
E sul Cagliari, che Mazzarri è riuscito a risollevare dopo mesi difficili?
“Un Cagliari solido e trasformato, che mi fa pensare possa farcela per la corsa salvezza. Ci credono, sono convinti. La squadra si era un po’ persa. Il morale ora è sicuramente a mille: la salvezza è assolutamente da centrare. Mazzarri è bravo, contro il Napoli è stato colto un pareggio di altissima qualità e il Torino dovrà sudarsi la partita. Sia granata che rossoblù sono in buon momento di forma“.
Che partita ti aspetti?
“Gara da tripla, senza voler fare torti a nessuno. Ma un pari potrebbe starci, anche se si rischia di perdere punti fondamentali. La quota salvezza è alla portata di tante squadre e non vedo i granata con la forza necessaria per agganciare il treno europeo“.
Il tuo debutto in Serie A, da giocatore, fu proprio allo stadio Sant’Elia contro il Cagliari: che ricordi hai di quel giorno? Hai avuto altri contatti con l’Isola?
“Ho avuto compagni sardi come Copparoni e Pusceddu, ho frequentato l’Isola da turista per 15 anni. Una terra meravigliosa, un popolo incredibile. Il mio debutto in A arrivò a 17 anni. Un esordio che non aspettavo accanto a campioni che avevano vinto lo scudetto nel ’76 come Zaccarelli, Pulici e Graziani. Giocai dall’inizio in un Sant’Elia pieno, Gigi Riva a bordo campo che a fine partita mi fece i complimenti. Poi giocai in Coppa UEFA tre giorni dopo, insomma: Cagliari è stato l’inizio di tutto nella mia carriera. Auguro il meglio alla società, alla città: parliamo di una piazza storica che merita grandi traguardi. Mi sarebbe piaciuto giocare in maglia rossoblù, purtroppo non c’è mai stata la possibilità concreta, che una volta lessi sui giornali come idea di mercato quando militavo nel Bologna: tra me e me, dissi: ‘Magari!’. Chiunque abbia giocato in Sardegna e che ho conosciuto, ti fa capire la ‘diversità’ di quei colori, un amore viscerale a prescindere dalla categoria proprio come per il Torino. Seguo con grande affetto le vicende del Cagliari, come se ci avessi giocato“.


