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Nainggolan/2: “Rog, Nandez e Simeone: i miei consigli per loro”

Seconda e ultima parte dell’intervista fatta da Diletta Leotta ai microfoni di Dazn. Il carattere, le origini e i consigli dati ai suoi nuovi compagni

NANDEZ, ROG E SIMEONE. Rog ha fatto già un percorso importante iniziando in una piazza come Napoli“, prosegue il centrocampista belga indonesiano, “è un giocatore molto aggressivo, ha molta qualità. Può diventare molto forte, lo vedo  abbastanza completo. Nandez è un giocatore che viene da un’altra realtà, lo vedi andare sempre a mille. Deve capire quando fare le cose con più tranquillità e magari con più qualità, perché alla fine se vai sempre a mille alla fine l’errore è dietro l’angolo. Se gli do consigli? Certo, glieli do tranquillamente. Anche a Simeone, per esempio: ci mette sempre tanto cuore ma poi magari perde un po’ di lucidità: dovrebbe bilanciare un po’ meglio”.

IL CARATTERE. “Dicono che sono un solitario? Mai, io non sto mai solo, si è detto che a Milano spaccavo lo spogliatoio, ma non è vero. Non ho mai creato problemi con nessuno, ancora mi sento con tanti ex compagni. Poi se qualcuno ti etichetta così, magari è difficile levarsela di dosso”.

L’ADDIO A ROMA. “Io da Roma non sarei mai andato via, mi trovavo benissimo, credevo nel progetto. Daniele De Rossi? Per me è stato come Daniele Conti a Cagliari: quando stava fuori sentivi che non c’era, un simbolo. Quando c’era il derby ti rompeva le scatole per tutta la settimana, ci teneva tantissimo. Esperienza unica. Mi è dispiaciuto molto che sia andato via dalla Roma. Francesco Totti? Ci sentiamo spesso, anche attraverso quei social che lui detestava. E vabbè, a 40 anni ha cambiato idea anche lui (ride)”.

L’ADDIO ALL’INTER. Marotta non ha voluto mai parlarmi. Poi mi comunicano che con la società avevano fatto altre scelte. Purtroppo non sono riuscito a fargli cambiare idea. Mi sarebbe piaciuto essere allenato da Conte, vedevo la sua determinazione. Lui mi stimava molto, in ritiro quest’estate mi ha detto ‘io per te ero malato, ti volevo già al Chelsea’, ma in accordo con la società hanno deciso poi di non confermarmi”.

LE ORIGINI. “Se mi sento un po’ indonesiano? No, purtroppo. Mio padre (indonesiano) mi ha abbandonato quando avevo cinque anni. Mi sento completamente belga, ma anche un po’ italiano. Anzi, ora mi sento più italiano, in fondo sono maturato qua”.

LE PASSIONI. “Mi piaceva molto il biliardo, poi piano piano l’ho lasciato perdere. Ora pratico molto il paddle, ho costruito un campo anche a casa, nel tempo libero lo pratico sempre”.

BARELLA. “Mi sarebbe piaciuto giocare con lui. Deve fare un po’ di esperienza ma sono convinto che diventerà davvero forte. Ha tante qualità, non una in particolare: proprio per questo ho la certezza che farà molto bene”.

IN CAMPO. “Il mio segreto? A me piace giocare a calcio: mi piace la sfida, sono nato per quello. L’altro giorno parlavo con Daniele Conti e vedevamo dei filmati del 2011: eravamo dei guerrieri, magari qualitativamente non eccelsi, ma si vedeva per cosa si giocava”.

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