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ESCLUSIVA – Macellari: “López è l’allenatore perfetto”

In vista dell’incontro di sabato tra Cagliari e Inter abbiamo sentito in esclusiva per voi un indimenticato doppio ex: Fabio Macellari. Padrone incontrastato della fascia sinistra cagliaritana a cavallo tra il 1997 e il 2000, Macellari è stato uno dei terzini più talentuosi ad aver vestito la maglia rossoblù negli ultimi vent’anni. Con lui, ancora tifoso del Cagliari e legatissimo alla Sardegna, abbiamo parlato del prossimo match e del suo amico Diego López, ricordando anche la parentesi sotto la guida di Gian Piero Ventura che lo ha lanciato.

Match sulla carta proibitivo. Che partita ti aspetti?
“Mi auguro che vinca il Cagliari ma contro l’Inter è difficile. Abbiamo il vantaggio di giocarla in casa, però contro un’Inter molto più organizzata rispetto agli ultimi anni, merito di Spalletti. Simpatizzo anche per i neroazzurri, però è chiaro che spero vinca il Cagliari, sia per i tifosi che per mister López, uno dei miei più cari amici. Non sarà per niente facile perchè l’Inter viene da diversi risultati positivi e da una situazione di classifica per pensare in grande. Loro vengono a Cagliari per fare i tre punti ma in Sardegna, se la squadra c’è, è sempre molto difficile giocare. Una delle più belle partite che ho visto è stata un’Inter-Cagliari a San Siro finita 2-2. Avevo 19 anni e c’erano ancora Dely Valdés e Oliveira. Sabato servirà una partita di forza, sfruttando lo stimolo che i giocatori rossoblù hanno quando giocano in casa”.

Conosci molto bene Diego López, come vedi il suo Cagliari?
“Cagliari è una piazza particolare e in panchina ci vuole un nome importante. Questo nome però può benissimo essere un ex giocatore come Diego López. Nessuno meglio di Diego potrebbe essere l’allenatore del Cagliari. Lui è uno che la maglia ce l’ha cucita addosso. Solo quelli come lui possono trasmettere quel senso di appartenenza di chi ha indossato questa maglia sentendosela propria. Direi che è l’allenatore perfetto”.

Hai giocato con entrambe le casacche, che ricordi hai delle due squadre?
“Del Cagliari posso dire tutto il bene possibile. Per me è stata un’esperienza fantastica. A Milano invece non è stata una bella parentesi perchè ero sempre arrabbiato, giorno e notte. Ero andato lì per raggiungere la Nazionale e poi mi sono ritrovato a fare 15 partite in un anno tra Campionato e Coppe. Avevamo Marcello Lippi, l’allenatore migliore al mondo, ed è andato via dopo una giornata. Poi è arrivato Marco Tardelli che a quel tempo non andava bene per una società così grossa. Sin da piccolo frequentavo San Siro e sognavo di vestire la maglia di Inter o Milan, purtroppo non è andata bene”.

A cavallo tra gli anni ’90 e il 2000 eri considerato uno dei migliori terzini in Italia, a portarti su quei livelli è stato un certo Gian Piero Ventura. Che ricordi hai?
“Si, con il Lecce avevamo fatto la scalata dalla Serie C sino alla A, poi scelsi di rimanere in Serie B con il Cagliari perchè c’era il mister. Abbiamo vinto tre Campionati insieme io e Ventura, più una salvezza. Sono stati anni bellissimi. Mi è dispiaciuto per quanto successo in Nazionale, è il tipo di allenatore che ha bisogno di avere i giocatori tutti i giorni per poterli plasmare a suo piacimento. Poco tempo non gli basta”.

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